STP: rivedere la fiscalità per non penalizzare aggregazioni

Interventi strutturati sulla disciplina delle Società Tra Professionisti e sul regime forfetario, per calibrare in maniera più armonica la tassazione e non scoraggiare le aggregazioni e la crescita dei fatturati anche degli studi di dimensioni minori. È la proposta avanzata oggi dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, nel corso dell’audizione presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica 2026. In particolare, si propone di stabilire per legge che “I redditi prodotti dalla STP, indipendentemente dal modello societario prescelto, siano inequivocabilmente assimilati ai redditi da lavoro autonomo di cui all’art. 53 del TUIR”. Ancora, si suggerisce di introdurre per i professionisti che si avvalgono del regime forfetario, una fascia di transizione in ‘uscita’, tra gli 85 mila e i 100 mila euro, con un’aliquota sostitutiva al 23% anziché il passaggio al regime ordinario, e la previsione di un importo da scomputare dalla tassazione “in funzione del numero dei figli a carico e delle spese documentate per i servizi educativi nella fascia 0-2 anni”.
Ancora, il CNO si è soffermato sull’opportunità di ridurre la pressione fiscale sui lavoratori per evitare un’ulteriore fuga di cervelli dall’Italia e renderla più in linea con quella degli altri Paesi Europei, suggerendo anche la stabilizzazione degli sgravi in busta paga introdotti con la Legge di Bilancio 2026 (per premi di risultato, indennità e maggiorazioni e aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali) e la proroga, almeno triennale, delle misure a sostegno dell’occupazione di giovani under 35, donne svantaggiate e lavoratori della ZES Unica.
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