Impatriati: ok a nuovo regime per smartworking con datore estero

È possibile beneficiare del nuovo regime fiscale per i lavoratori impatriati nel caso in cui il soggetto interessato si trasferisca in Italia per lavorare alle dipendenze di un datore di lavoro estero e ciò vale anche se la prestazione viene svolta in smartworking. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n.2/2026, nella quale si evidenzia anche che, nel caso in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l’agevolazione, il lavoratore potrà fruirne nella sua dichiarazione dei redditi annuale.
Il caso in esame è relativo a una lavoratrice trasferitasi all’estero nel 2020 alle dipendenze di un datore del nuovo Stato di residenza e rientrata in Italia sul finire del 2025 per lavorare con contratto italiano per una diversa azienda straniera, con possibilità di lavoro da remoto. La dipendente prospettava l’ipotesi di poter fruire del regime previsto dal D.Lgs. 209/2023, come modificato dalla Legge 132/2025, e di poterlo applicare autonomamente nella dichiarazione dei redditi annuale nel caso in cui l’azienda non abbia stabile organizzazione in Italia e senza applicare le ritenute fiscali italiane né lo sgravio impatriati in busta paga. Circostanze tutte confermate dall’Agenzia delle Entrate che ricorda come già in passato avesse affrontato i temi (circolare 25/ 18 agosto 2023 e risposta a interpello 596/2021) relativamente al vecchio regime impatriati. “Tali chiarimenti, seppur riferiti al vecchio regime, sono applicabili anche al nuovo regime atteso che, ai fini dell’applicazione di entrambe le normative, è necessario, tra l’altro, che nel periodo d’imposta l’attività lavorativa sia prestata prevalentemente nel territorio dello Stato”, si legge nel documento.
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