Dimissioni per fatti concludenti: risparmiati oltre 180 mln di euro

Oltre 180 milioni di euro di risparmi complessivi nei primi diciotto mesi di applicazione della disciplina sulle dimissioni per fatti concludenti. Di questi, circa 151 milioni di euro rappresentano minori oneri per la finanza pubblica, grazie alla mancata erogazione della NASpI nei casi di abbandono del posto di lavoro, mentre oltre 30 milioni di euro corrispondono al risparmio per le imprese, che non hanno dovuto sostenere il pagamento del ticket di licenziamento. È quanto emerge dalle stime della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, elaborate sulla base dei recenti dati diffusi dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle nuove norme introdotte dal Collegato Lavoro e delle informazioni contenute nel Rapporto annuale INPS 2025 (riferito al 2024, ultimo anno disponibile). Stando al primo monitoraggio condotto dall’INL sono oltre 25.000 le comunicazioni di dimissioni per fatti concludenti trasmesse agli organi ispettivi nei diciotto mesi successivi all’entrata in vigore della nuova disciplina, che ha modificato l’art. 26 del D.Lgs. n. 151/2015, inserendo il comma 7-bis, in vigore dal 12 gennaio 2025. Per stimare il risparmio per lo Stato, la Fondazione Studi ha incrociato il numero delle comunicazioni di dimissioni per fatti concludenti con i dati medi INPS relativi alla durata e al costo della NASpI. Analogo il criterio utilizzato per calcolare il risparmio per le aziende, dove l'importo medio di ticket licenziamento sostenuto per ciascun lavoratore è stato moltiplicato per i 25mila casi censiti.
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