Il “salario giusto” deve rispettare i contratti collettivi

Il “salario giusto” non può essere ridotto a “una soglia numerica fissata unilateralmente” ma deve essere definito all’interno della contrattazione collettiva, tenendo conto delle specificità dei settori e delle professionalità. Lo scrive il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, nell’articolo pubblicato oggi su Il Sole 24 Ore, dal titolo “Il salario giusto deve rispettare i contratti collettivi”.
Nel testo si commenta la recente pronuncia della Corte Costituzionale (sentenza n. 60/2026) che ha dichiarato illegittima la norma approvata dalla Regione Toscana che introduceva, negli appalti pubblici, un criterio premiale legato all’applicazione di un trattamento economico minimo di nove euro lordi orari. Il Presidente De Luca sottolinea come il tema della giustizia retributiva richieda un equilibrio tra tutela del lavoro e regole del mercato. La Consulta, infatti, ha ribadito che interventi normativi frammentati – come quello della Regione Toscana dichiarato illegittimo – rischiano di creare distorsioni e disomogeneità, soprattutto negli appalti pubblici.
Secondo il Presidente, il riferimento corretto resta quello ai contratti collettivi qualificati, che consentono di garantire retribuzioni adeguate e proporzionate in linea con i principi costituzionali. Il salario, inoltre, va considerato nella sua dimensione complessiva, includendo tutte le componenti del trattamento economico.
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