Riscatto pensioni, con le nuove regole conta l’ordine temporale

Il criterio per valutare le domande di riscatto dei periodi di servizio ai fini pensionistici è cronologico. In buona sostanza, la facoltà di riscatto prevista dall’art. 5, comma 3, del D.Lgs. n. 165/97, può essere riconosciuta anche a chi, al momento della domanda, abbia già raggiunto il limite massimo di cinque anni di maggiorazione previsto dalla normativa vigente. È la principale novità introdotta dalla sentenza n. 8/2025 delle Sezioni unite riunite della Corte dei Conti, recepita nel messaggio n. 981/2026 dell’Inps. Secondo la Corte, dunque, il diritto va valutato in base a un criterio temporale: ciò che conta è la situazione maturata alla data della richiesta, indipendentemente dalla collocazione nel tempo dei periodi da riscattare. Rimane comunque fermo il limite complessivo dei cinque anni. Per rispettarlo, gli eventuali periodi di maggiorazione già riconosciuti e successivi devono essere scomputati, seguendo un criterio inverso, cioè partendo da quelli più recenti. Con il messaggio l’Istituto chiarisce inoltre che non possono essere oggetto di revisione i riscatti già perfezionati e per i quali sia stato versato il relativo onere. Le nuove indicazioni si applicano alle domande ancora in corso e aprono alla possibilità di riesaminare, su richiesta degli interessati, anche le istanze già respinte, purché nei termini previsti.
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